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Tutto è buono quando è impanato

La cotoletta   La cotoletta è la dimostrazione che anche un errore può avere una carriera brillante. Nasce da un fraintendimento medievale, cresce nell’orgoglio cittadino e diventa, col tempo, una religione laica. Quella alla milanese, fissata nell’Ottocento, ha regole più rigide di un concorso pubblico: vitello, osso, spessore preciso e frittura nel burro. Chi sgarra viene immediatamente scomunicato, soprattutto se usa il pollo. Nel frattempo, però, la cotoletta fa quello che vuole. A Bologna si appesantisce con prosciutto e formaggio, in Valle d’Aosta si scioglie nella Fontina, a Palermo rinnega le uova e si mette alla griglia, a Napoli si butta nel pomodoro senza chiedere permesso. Varca i confini, cambia nome, lingua e identità, diventa Wiener Schnitzel o tonkatsu, dimostrando che l’identità gastronomica è un concetto molto elastico, soprattutto quando è fritto. Il mito fondativo è degno di una beffa: nel 1149 qualcuno scrive lombolos cum panitio e per secoli tutti leg...

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