Il terrorismo gastronomico dell’abbinamento cibo vino
Esiste una specifica categoria umana convinta che il vino giusto per un piatto debba nascere rigorosamente nel raggio di dodici chilometri dalla cucina che lo produce. Non undici, non tredici: dodici. Sono gli stessi individui che riescono a trasformare una piacevole cena tra amici in un convegno catastale sul terroir , parlando di abbinamento gastronomico con l’entusiasmo emotivo di un geometra davanti a una planimetria. Se vi è capitato di imbattervi nei tipici “esperti di provincia”, sapete esattamente di cosa parlo. Il loro punto fermo è l’imposizione a ciascuna portata di una corrispondenza geografica granitica , esageratamente territoriale. Un chilometro in più e il castello di carte crolla. Il problema è che tutto questo fa a pugni con la realtà: la cucina non è una scienza esatta, e non lo è nemmeno l’arte di connettere al palato cibo e vino in maniera soddisfacente. Eppure, a un certo punto, l’abbinamento è diventato una forma, nemmeno troppo lieve, di terrorismo psi...









