La sfogliatella riccia: storia, origini e segreti del dolce napoletano
La sfogliatella riccia non è semplicemente un dolce: è un piccolo progetto di ingegneria napoletana. Fuori, una conchiglia di sfoglie croccanti; dentro, ricotta, semolino, zucchero, canditi e aromi. Il tutto completato da una nevicata di zucchero a velo, perché mangiarla senza sporcarsi sarebbe contrario alla tradizione. Prima di Napoli, un monastero La leggenda racconta che una monaca, trovandosi con del semolino cotto avanzato, decise saggiamente di non buttarlo. Lo mescolò con ricotta, zucchero, canditi e aromi, poi racchiuse il ripieno tra sfoglie lavorate con lo strutto. Altro che “svuota-frigo”: nacque la Santa Rosa, più grande dell’attuale riccia e decorata con crema pasticcera e ciliegia candita. Il luogo della nascita sarebbe il monastero di Santa Rosa, a Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana. Qui la cucina conventuale trasformava ingredienti semplici e avanzi in preparazioni raffinate, utili anche a sostenere economicamente la comunità. La sfogliatella, insomma...








