Compagni di viaggio: vino, acqua e dignità

 



Quando non si deve guidare, il vino è il compagno ideale del bravo degustatore: ascolta, non interrompe e, se scelto bene, rende interessante perfino chi parla soltanto di sé. Se il convivio è dedicato soprattutto al cibo, conviene bere “al calice”, magari affidandosi a un esperto capace di suggerire gli abbinamenti senza trasformare la cena in un concorso pubblico per sommelier frustrati.

Se i piatti proposti sono molto diversi tra loro, meglio orientarsi su vini dall’acidità decisa (per i bianchi) oppure ricchi di tannini (per i rossi): bottiglie con abbastanza carattere da non chiedere asilo politico all’arrivo di ogni nuova portata.

Un piccolo sorso di vino, trattenuto tra lingua e palato per qualche secondo, prepara l’apparato gustativo alla portata successiva e attenua i ricordi del piatto precedente. Non serve chiudere gli occhi e fissare il vuoto come se il bicchiere avesse appena rivelato il senso della vita.

Tutta un’altra storia, invece, se dopo il convivio bisogna mettersi alla guida. In quel caso si diventa astemi per l’occasione: una scelta poco poetica, ma molto più raffinata che spiegare a un etilometro quanto fosse “verticale” quel rosso.

A quel punto, durante una degustazione, bisogna rassegnarsi all’acqua: non ha annata, non ha terroir e non consente monologhi sulle note di sottobosco, ma possiede l’innegabile pregio di riportarci a casa interi.

Le altre bevande, per una volta, possono accomodarsi fuori scena, insieme a chi ordina una cola e poi pretende di distinguere i sentori del vitigno. Meglio chiedere acqua minerale naturalmente effervescente, non addizionata di anidride carbonica: bollicine sì, ma senza il trucco da prestigiatore dell’industria delle bibite.

Berne un bel sorso all’inizio e tra una portata e l’altra mantiene il palato pronto e reattivo, evitando che il risotto continui a occupare la bocca come un ospite che non capisce quando è ora di andarsene.

Perché funziona? Semplice: le bollicine e l’anidride carbonica esercitano un discreto potere raschiante su lingua e papille gustative, ripulendo la bocca dalle tracce degli assaggi precedenti. In pratica fanno ciò che certi autoproclamati esperti non riescono a fare con le proprie opinioni: lasciare spazio a qualcosa di nuovo.




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